Giudici federali e la sinistra: il mio “J’accuse!”

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(La versione più breve di questo intervento è stata pubblicata ne laRegione, 26.11.2021, p. 59).

Nenad Stojanović *

Laddove i leader della destra populista e nazionalista vincono le elezioni si osserva un fenomeno preoccupante: attaccano l’apparato giudiziario (Berlusconi, Bolsanaro, Salvini) e/o fanno di tutto per sfruttare il periodo in cui detengono il potere per lasciare nei tribunali un’impronta imbevuta di ideologia (Orbán, Kaczińsky, Trump). Si tratta di una strategia politica: vogliono dei tribunali che emettano sentenze in linea con la loro ideologia.

“Sarà, ma in Svizzera non abbiamo questo problema”, direte. Davvero? L’Udc di Christoph Blocher – guardacaso già ministro della giustizia (2003-2007) – era il più piccolo fra i partiti di governo fino al 1995 ma dal 1999 è il primo partito e sfiora ormai il 30%. È questa progressione che gli ha permesso – grazie a una regola tacita che non troviamo in nessuna legge ma accettata e difesa da tutti i partiti – di aumentare la quota dei “suoi” giudici in seno al Tribunale federale. Oggi ne detiene la maggioranza relativa (12 su 38), mentre tutti gli altri partiti si accontentano di meno (Plr e Ppd 7 ciascuno, Ps 5, Verdi 4, Pvl 2, Pbd 1).

Non solo: l’Udc se ne infischia della Costituzione federale (art. 191c) che garantisce l’indipendenza delle autorità giudiziaria. Abbiamo le prove? Sì, ahinoi.

I giudici sono notoriamente riservati e non rilasciano facilmente interviste. Ma ogni tanto qualcuno osa parlare. Vera Rottenberg Liatowitsch, giudice federale in quota Ps dal 1994 al 2012, ha per esempio dichiarato che “si osserva un aumento delle pressioni sui giudici da parti di certi partiti”, giudicando “pericolosa” tale evoluzione (Nzz, 28.4.18). 

Di quali partiti si tratta lo apprendiamo in un’intervista (Nzz, 9.9.20) intitolata “L’Udc strumentalizza la giustizia” del giudice Yves Donzallaz, eletto in quota UDC e oggi vicepresidente del Tribunale federale. “Finora ho taciuto”, dice, ma “ora parlo”. E perché solo ora? Perché i vertici dell’UDC, in primis il capogruppo Thomas Aeschi, lo hanno dapprima minacciato pubblicamente nell’estate 2019 che non lo avrebbero più rieletto se continua a pensare di testa sua. Minaccia che si è concretizzata nell’agosto 2020. Alla fine Donzallaz è stato rieletto perché salvato dagli altri partiti – il che viene oggi citato da alcuni per dire “il sistema funziona” (sic!). Ma vediamo cosa ha dichiarato Donzallaz. (1) “A più riprese ho ricevuto telefonate da consiglieri nazionali Udc che mi hanno criticato perché le mie sentenze non erano sulla linea del partito”, (2) la pressione sui giudici “è esercitata in certe riunioni interne del partito, dove si discute di sentenze (non sappiamo se aperte o concluse) e tutto questo si ripete da diversi anni” (3) “finora ho taciuto ma questi attacchi sono dannosi per le istituzioni”, (4) le telefonate sono problematiche nella misura in cui una sentenza è associata a “minacce concrete” nei confronti di un certo giudice affinché “nel futuro prenda decisioni diverse”, (5) “l’Udc strumentalizza in questo modo il potere giudiziario per i propri fini politici”, (6) era stato invitato a una riunione con l’allora presidente del partito Rösti, il capogruppo Aeschi e Christoph Blocher per verificare “che le sue decisioni siano in linea con i principi del partito”.

L’ultima testimonianza è quella di Hans Wiprächtiger, ex giudice federale in quota Ps (Nzz, 22.11.21). Egli critica la commissione giudiziaria del Parlamento federale, quella che preseleziona le candidature e le cui raccomandazioni di voto vengono di fatto accettate dal resto del Parlamento. Wiprächtiger afferma che oggigiorno nella commissione giudiziaria “la politica partitica svolge un ruolo molto più importante rispetto al passato” e che la causa ne è l’Udc, i cui membri sono molto furbi e “procedono in maniera tattica” per far avanzare i propri candidati, mentre altri “non si rendono conto di nulla” (ahnungslos) circa quello che sta accadendo. Non dice chi sono gli “altri”, ma lo possiamo senz’altro capire se preferisce non criticare pubblicamente i rappresentanti del suo partito.

Infine, il giudice federale Thomas Stadelmann (Ppd) ha di recente pubblicato uno studio empirico che dimostra che l’indipendenza del Tribunale federale non è garantita.

Tutto questo succede nella nostra bella Svizzera e per anni (prima del caso Donzallaz) erano in tanti a rifiutare con arroganza le critiche provenienti da GRECO – organismo del Consiglio d’Europa contro la corruzione – che nei suoi rapporti sui singoli paesi affermava che la salute della democrazia svizzera è molto buona con due grandi eccezioni: la mancanza di trasparenza circa il finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali e l’influenza dei partiti sull’elezione dei giudici, grazie al fatto che una volta eletti devono essere rieletti dal Parlamento ogni sei anni, che si manifesta in particolare nel fatto che i giudici sono tenuti a pagare ai rispettivi partiti una quota del loro salario, fino a circa 20’000 franchi annui. 

Che i partiti politici (al di fuori dell’Udc) difendano a spada tratta il sistema attuale grida vendetta al cielo. E per di più lo fanno tutti uniti e all’unisono: vedasi ad esempio la conferenza stampa il 25 ottobre scorso a Berna, in cui i rappresentanti Ps, Verdi, Verdi liberali, Alleanza del centro (Ppd-Pbd), Plr e Udc si sono presentati insieme per combattere l’iniziativa sulla giustizia in votazione il 28 novembre. 

Conosco tanti liberali e cristiano-democratici che sono scandalizzati ma non osano esporsi.

Ma siccome scrivo queste righe in quanto ex deputato di un partito della sinistra permettetemi di rivolgermi soprattutto ai votanti del Ps e dei Verdi. 

Non lasciatevi influenzare dal fatto che a Berna i/le rappresentanti del vostro partito respingano – all’unanimità! – l’iniziativa sulla giustizia oppure – quando confrontati con i fatti e messi con le spalle al muro –  vi dicano “siamo d’accordo che il sistema attuale vada corretto e infatti in parlamento avevamo proposto un controprogetto”. Sì, ci hanno provato, ma la maggioranza di destra non ne voleva sapere.

Non lasciatevi influenzare da chi vi dice che il sistema attuale “garantisce che tutte le correnti politiche siano equamente rappresentate” e che il sorteggio potrebbe portare a un tribunale “tutto di destra”. È vero il contrario: grazie alle regole della probabilità il sorteggio garantirà in modo del tutto naturale che il Tribunale federale sia lo specchio fedele, più fedele di oggi, delle varie correnti di pensiero presenti fra i/le giuristi/e che aspirano a diventare giudici. Per fare un esempio concreto: il 60% delle persone che escono dalle facoltà di diritto sono donne. Ma solo 15 giudici su 38 sono donne. Se queste brave giuriste non troveranno ostacoli sul loro cammino professionale il sorteggio garantirà che al Tribunale federale almeno la metà dei giudici saranno donne. Oggi invece la presunta rappresentanza è ingannevole perché tanti/e candidati/e scelgono il partito in base ai posti disponibili e non necessariamente perché condividano i rispettivi valori.

Certo, è sempre possibile immaginare altre riforme. Dick Marty – uno dei migliori politici e giuristi che la Svizzera abbia conosciuto – aveva per esempio proposto che i giudici venissero nominati da un Consiglio della magistratura. Oppure sarebbe già un passo in avanti avere dei giudici eletti fino all’età della pensione. La Svizzera è infatti la sola democrazia dove i giudici della più alta corte devono essere rieletti dal Parlamento ogni sei anni.  Ma il Parlamento si è sempre opposto a qualsiasi riforma. L’unica riforma che verrà è che prima o poi la maggioranza di destra vieterà la “tassa di mandato” che i giudici pagano ai propri partiti, perché ne ha bisogno soprattutto la sinistra. 

Quindi siamo un po’ realisti. Il treno non passa dieci volte. 

Se l’iniziativa sulla giustizia verrà bocciata passeranno anni se non (come temo) decenni prima che un’altra riforma corregga i gravi problemi del sistema attuale. Quindi l’occasione per riformare il sistema è adesso ed è adesso – votando “sì” domenica 28 novembre – che possiamo dire basta al tentativo dell’Udc – sistematico e studiato sul tavolino – di violare l’indipendenza del potere giudiziario. 

Sì, sono deluso e amareggiato di come la sinistra, miope e chiusa nella sua gabbia istituzionale istituzionale –viene in mente il termine “cretinismo parlamentare” coniato da Marx ma che ho sentito per la prima da Werner Carobbio –, si stia comportando. Avrebbe potuto, sulla scia del caso Donzallaz, dire ai partiti del centro-destra che è pronta a sostenere l’iniziativa sulla giustizia a meno che il Parlamento faccia un controprogetto. Sono convinto che a quel punto una riforma avrebbe potuto trovare la maggioranza. 

I partiti della sinistra sono anche miopi perché sotto sotto – anche se non lo ammetteranno mai – difendono il sistema attuale anche (e forse soprattutto) perché hanno bisogno di continuare a ricevere i contributi finanziari dei “propri” giudici, ma non hanno capito che questa sarà, semmai, l’unica riforma che la maggioranza di destra accetterà di fare (in effetti, il capogruppo Plr ha già depositato un atto parlamentare in questo senso).

A dire il vero un lumicino lo vedo solo in Ticino, dove il Ps ha deciso in maniera volontaria di non chiedere più ai “propri” giudici cantonali di pagare la tassa di mandato e ha proposto la stessa soluzione al partito nazionale – che sarà discussa al Congresso Pss a Ginevra il 5 febbraio 2022 –, mentre la Gioventù Socialista ticinese ha deciso – “con convinzione” – di sostenere l’iniziativa sulla giustizia. 

* Già deputato Ps al Gran Consiglio

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Vedi anche: “Giustizia, il sorteggio divide anche la sinistra”, Intervista con Nicolas Walder (Verdi/GE) e Nenad Stojanović, laRegione, 15.11.2021.

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