Naufraghi, 17.10.2026. Link
La lotta per la successione di Guy Parmelin sta entrando nel vivo. Dopo che due potenziali candidate molto influenti nel gruppo parlamentare UDC (ma non necessariamente nel resto del Parlamento), Esther Friedli e Magdalena Martullo-Blocher, hanno annunciato che non intendono correre, ecco che è arrivata la conferma che la ginevrina Céline Amaudruz si presenta.
Consigliera nazionale da ormai 15 anni, Amaudruz ha un’esperienza politica anche a livello di partito, essendo vicepresidente dell’UDC nazionale da dieci anni. Ciononostante, la sua padronanza della lingua tedesca è approssimativa. Lei stessa dice di capirla «al 90%». Quando, in un’intervista recente, le hanno chiesto di quale progetto realizzato in questi anni sia più fiera, ha risposto: «braccialetto elettronico con sorveglianza attiva», accettato dal Parlamento all’unanimità. A ciascuno il suo.
Classificata dal mensile economico Bilanz tra le dieci persone più ricche del Parlamento, ha lavorato nel settore bancario e in quello della gestione patrimoniale. Eppure, secondo il Tages-Anzeiger, il miliardario Christoph Blocher la «ignora». L’influente direttore del settimanale Weltwoche (nonché ex consigliere nazionale UDC) Roger Köppel l’ha già scaricata definendola «peso piuma».
in Svizzera, gli attori politici usano spesso la carta regionale, linguistica o di genere a titolo puramente strumentale, per favorire o per svantaggiare questo o quel candidato, oppure sé stessi.
Nelle sue prime interviste pubbliche Amaudruz sembra voler giocare la carta linguistica. Dice che sarebbe un «dramma» e persino un’«umiliazione» per la Svizzera romanda se nel ticket ufficiale dei candidati UDC non ci fosse una candidatura francofona. Mah. Niente di nuovo sotto il sole: in Svizzera, gli attori politici usano spesso la carta regionale, linguistica o di genere a titolo puramente strumentale, per favorire o per svantaggiare questo o quel candidato, oppure sé stessi. In realtà, i parlamentari votano in base alle ideologie politiche, e magari anche alle simpatie personali, e usano la lingua, la religione o il genere come pretesto.
Posso scommettere con i miei quattro lettori tutto quello che vogliono (o quasi) che la sinistra, nonostante tutti i proclami favorevoli alla maggiore presenza femminile in politica, voterà per un UDC maschio piuttosto che per Amaudruz, se questo candidato (ancora ipotetico) dovesse risultare più vicino a loro e meno blocheriano della candidata ginevrina. D’altronde, già nel 2000 i parlamentari della sinistra hanno votato per l’UDC bernese Samuel Schmid (non candidato ufficiale) e non per la consigliera di Stato zurighese Rita Fuhrer, che figurava sul ticket ufficiale. Così come nel 2010 hanno votato per l’imprenditore bernese del PLR Johann Schneider-Ammann, perché (si diceva) sapeva dialogare con i sindacati, e non per Karin Keller-Sutter, considerata un po’ troppo «law and order». E nel 2017 hanno votato in maggioranza persino per il ginevrino Pierre Maudet (sì, proprio lui!) e non per la vodese Isabelle Moret.
La stessa Amaudruz ne è consapevole. Per questo cerca di sottolineare che lei è sì un’UDC convinta e che nel 90% dei casi vota sulla linea (blocheriana) del partito. Ma rimane quel 10%, che spera basterà al centro e alla sinistra per sostenerla.