LaRegione, 12.6.2026, p. 26.

Nenad Stojanović *
Viviamo in un mondo al contrario. Tradizionalmente è stata la destra a promuovere l’immagine di una Svizzera tutta bella e perfetta. Un’oasi immacolata in mezzo alle intemperie. Spettava quindi alla sinistra, oppure a scrittori, ricercatori, artisti (non per forza tutti di sinistra) cimentarsi negli esercizi di “patriottismo critico”, mettere cioè il dito in certe piaghe, pur amando il proprio Paese. Osarono mettere in questione il mito di Guglielmo Tell (Frisch), descrivere la Svizzera come prigione (Dürrenmatt), criticare la politica e la rettorica della “barca piena” durante il conflitto mondiale (commissione Bergier) o persino affermare che “la Suisse n’existe pas!” (Vautier). Un approccio patriottico-critico si trova anche in lavori di tante e tanti altri scrittori e scrittrici, artiste e artisti (Maja Beutler, Jacques Chessex, Alberto Nessi, Giovanni Orelli, Pipilotti Rist e tante altre). E diversi di loro furono accolti, da una certa destra, con estremo fastidio, inviti alla scomunica, espatrio, insomma tutto ciò che spetterebbe ai traditori della patria. E quando ci riuscì, la destra si vendicò togliendo le risorse finanziarie agli organi statali che sostengono l’arte e una certa idea dell’arte (libertà!), come quando il Parlamento decise di ridurre di un milione di franchi la sovvenzione a ProHelvetia perché aveva finanziato l’esposizione “Swiss-Swiss Democracy” di Thomas Hirschhorn a Parigi. In quel contesto l’artista aveva infatti osato ironizzare sul leader supremo e indiscusso della destra nazionalista svizzera.
Fa quindi una certa tenerezza constatare come oggigiorno la stessa destra, o i suoi fedeli eredi, dipingano la Svizzera con tinte scure e toni allarmanti, pur di difendere l’idea che superata la soglia di 10 milioni la barca sarà (di nuovo) piena. Tutto a un tratto in questa Svizzera, così bella e immacolata, niente funziona come una volta.
Fa quindi una certa tenerezza constatare come oggigiorno la stessa destra, o i suoi fedeli eredi, dipingano la Svizzera con tinte scure e toni allarmanti, pur di difendere l’idea che superata la soglia di 10 milioni la barca sarà (di nuovo) piena. Tutto a un tratto in questa Svizzera, così bella e immacolata, niente funziona come una volta. “Quella Svizzera ordinata, sicura, vivibile, con infrastrutture funzionanti e una qualità di vita che il mondo ci invidiava”, riassumo il punto citando uno degli esponenti di questa destra, in un articolo domenicale apparso il 31 maggio. O ancora (cito sempre dallo stesso articolo, aggiungendo solo i punti esclamativi): “Più traffico! Treni pieni!” (come se non fosse stata la destra a bocciare varie misure di rafforzamento dei trasporti pubblici); “Più affitti elevati!” (come se non avessero combattuto proposte volte a ridurre gli affitti, fra cui l’iniziativa popolare “più alloggi accessibili” rifiutata nel 2019), “Più cemento!” (come se la cementificazione e la speculazione edilizia non fossero state spinte da sindaci-architetti della destra e facilitati dalla politica di laisser-faire, per esempio da chi, in Ticino, gestiva il Dipartimento del territorio dal 1995 in poi); “Proteggiamo i nostri salari!” (come se fossero stati loro a lanciare e sostenere iniziative volte a introdurre salari minimi su scala cantonale e federale).
Peccato per loro che esistano classifiche e inchieste su scala globale, che ci fanno vedere che in termini di qualità e puntualità le ferrovie svizzere sono la punta del diamante; che le nostre città (nove su dieci governate dalla sinistra) sono sempre in cima ai ranking sulla qualità di vita; che in nessun’altra nazione la fiducia delle persone verso i politici è così alta; che da nessuna parte le cittadine e i cittadini possono codecidere così spesso su temi politici. E così via. Ma mi fermo qui, perché non vorrei cadere nella trappola di chi, da sinistra, risponde alla destra dicendo che tutto va bene. Tante cose non vanno bene e vanno riformate, dai costi della salute alle disuguaglianze sociali, dalle pari opportunità all’inquinamento. Ma ne riparleremo dopo che, domenica prossima, l’ennesima iniziativa contro la barca piena sarà stata sconfitta alle urne.
*politologo